Chi sono
Amo definirmi uno sciatore che ha deciso di esplorare in discesa le vie che normalmente gli alpinisti salgono. L'amore per la montagna nasce con le mie origini trentine, la passione per l'Himalaya da un viaggio fatto nel ‘98. Inizio come climber e in breve divento istruttore federale di arrampicata sportiva. Lo sci e l'alpinismo non mi interessano fino alla metà degli anni '90, quando infilo ramponi e attacchi per la prima volta, quel momento segna la nascita di una vera, grande passione. Nel '98, quando ho imparato a sciare praticamente da pochi anni, affronto la discesa del canalone Neri sulla nord della Tosa nel gruppo del Brenta, una vera folgorazione, in seguito il mio curriculum si arricchisce di altre discese estreme, una cinquantina ad oggi, dalle Dolomiti al Rosa, dal Bianco alle Ande, dall'Himalaya al Karakorum; tutto il mondo è un'unica grande avventura.
Conosco l'Himalaya nel 1998 ove visito le valli del Kumbu, e salgo l'Island Peak 6180m (unica salita senza sci), un viaggio intenso e solitario che mi arricchisce enormemente. Nel 2000 in Perù tento la discesa con gli sci da alcuni 6000 metri della Cordillera Blanca, dell'Artesonraju 6025m, dell'Alpamayo 5947m e del Tocclaraju 6032m. La prima esperienza a 8000 metri arriva nel 2004, quando scendo con gli sci la via dei cinesi sulla nord dello Shisha Pangma 8027m, in Himalaya, da quota 7900m. Nel 2005 affronto, la discesa della via degli austriaci sulla sud del Gasherbrum II, 8035m in Karakorum, da quota 7800m. Nel 2007 sempre con gli sci sullo sperone Abruzzi del K2, 8611m (Karakorum), ma a 8300m desisto per l'avvicinarsi di una bufera.
Appassionato di fotografia e video, documento sempre tutte le mie imprese; svariate foto sono apparse su quotidiani, riviste specializzate del settore, sul settimanale SportWeek, nel libro ‘K2 la vetta infranta' di ClaudioTessarolo; gran parte delle riprese effettuate in alta quota nel film di RAI2 ‘K2, il sogno l'incubo' di MarcoMazzocchi. Entrambe le opere sono anche state presentate al FilmFestival di Trento 2008.
La montagna non è la mia professione, sono consulente nel campo dell'informatica da svariati anni, per me non è facile conciliare lavoro e passione, trovare, cioè, il giusto equilibrio fra attività lavorativa, viaggi e allenamenti per le ascensioni, ma è uno sforzo necessario e una scommessa quotidiana che “gioco” volentieri. Non cerco l'exploit tecnico, ma il piacere di vivere la natura e accettarne i possibili rischi per conoscere me stesso. Non voglio sfidare i giganti himalayani per conquistare un mondo che pochi osano affrontare, ma prendere coscienza dei miei limiti ed essere consapevole delle mie possibilità. L'Himalaya e il Karakorum sono luoghi isolati, aspri e suggestivi allo stesso tempo, da lassù ho rivolto uno sguardo diverso alla realtà che mi circonda, lì ho capito che la vita può avere mille sfumature e infinite interpretazioni. Su quelle cime ho avvertito una profonda attrazione per il vento, il ghiaccio, il silenzio. Ho messo alla prova la mia forza di volontà che ha guidato ogni gesto, anche il più banale, e ho sentito la stanchezza come mai l'avevo percepita prima. Non voglio ricondurre le mie imprese alla sola prestazione fisica, per me significano molto di più, rappresentano una solitaria ricerca della verità e dell'essenziale, perché hanno innescato in me momenti di grande riflessione, permettendomi di crescere come alpinista, ma sopratutto come uomo. Ho trovato la mia dimensione, il mio modo personale di elevarmi fisicamente e spiritualmente, pur nella convinzione che ogni traguardo raggiunto non è definitivo e che tutto dipende dalla singola situazione, dal singolo momento.